Un bravo allenatore dovrebbe manifestare interessamento e vicinanza, apprezzamento, fiducia e incoraggiamento. Dovrebbe prestare aiuto per risolvere le difficoltà, e concorrere alla formazione di un buon senso di autostima. Un bravo allenatore dovrebbe arrivare all’allenamento carico di entusiasmo; trasmettere sicurezza, affetto, accoglienza, serenità. Dovrebbe essere munito di enorme pazienza. Non dovrebbe rimproverare ma, al contrario, incoraggiare e motivare; rinforzare i comportamenti positivi. Un allenatore sbaglia quando ha bisogno di far vedere chi è che comanda; possiede tutte le idee e le soluzioni, e rifiuta quelle degli atleti perché ha paura che intacchino la sua autorità. Uno strumento utile per capire in quale direzione si sta andando, potrebbe essere quello di annotare per iscritto le proprie riflessioni sugli allenamenti dopo ogni seduta. L’allenatore deve dimostrare non solo di essere dotato di una serie di competenze tecniche e tattiche, ma anche di saper gestire lo stress causato da situazioni a volte difficili. Deve essere quindi in grado di sviluppare buone abilità relazionali. Essere leader formalmente non basta. Dovrebbero essere gli atleti a riconoscere all’allenatore tale autorità. Il primo passo da compiere allora sarà proprio cercare di conquistarsi la stima e il rispetto degli atleti. È fondamentale che l’allenatore analizzi con la massima obiettività le prestazioni fornite dai singoli e dal gruppo, senza dimostrare di avere preferenze o al contrario antipatie personali per qualcuno. Deve mantenere sempre la calma, il contatto con la realtà, la lucidità, per esaminare problemi e cercare possibili soluzioni. L’allenatore autoritario punta solo alla vittoria, che viene prima di qualunque altra cosa e che è l’unico obiettivo di cui tenere conto; non ha alcuna importanza comprendere quale possa essere la psicologia dei suoi atleti, quali le loro motivazioni. L’allenatore collaborativo cerca di capire i suoi atleti, di conoscere i loro processi psicologici e le loro motivazioni; per questo motivo predilige giocatori motivati intrinsecamente, perché ha più fiducia nella loro volontà di migliorarsi al fine di ottenere l’obiettivo. Sua caratteristica fondamentale è sapersi mettere in discussione, potendo così modificare in corsa alcuni atteggiamenti, sia personali che tecnico-tattici, se si rende conto di aver commesso degli errori.