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Quali sono le convenzioni di base che regolano le condizioni dei rifugiati?

Penelope Marchetti
Penelope Marchetti
2025-08-18 12:37:02
Numero di risposte : 26
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Il principio fondamentale è quello del non-refoulement, che afferma che nessun rifugiato può essere respinto verso un Paese in cui la propria vita o libertà potrebbero essere seriamente minacciate. Oggi è ormai considerato una norma di diritto internazionale consuetudinario. L’UNHCR svolge il ruolo di “guardiano” della Convenzione di Ginevra del 1951 e del Protocollo del 1967. Conformemente alla legge, gli Stati devono cooperare con noi per garantire che i diritti dei rifugiati siano rispettati e protetti.
Ursula Mariani
Ursula Mariani
2025-08-10 12:22:20
Numero di risposte : 34
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La definizione di rifugiati nel diritto internazionale è prevista all’articolo 1 della Convenzione relativa allo status dei rifugiati del 1951. L’articolo 1 precisa che è rifugiato chi non può o non vuole tornare nel proprio Paese d’origine per il fondato timore di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinione politica. La Convenzione del 1951 prevede 3 principi importanti da tenere a mente: quello di non-discriminazione, quello di non-penalizzazione e non-respingimento. Tutto questo trova diretta applicazione: le disposizioni della Convenzione, ad esempio, devono essere applicate senza discriminazioni di razza, religione o paese di origine. In base al principio di non-refoulement, la Convenzione del 1951 non impone agli Stati parte l’obbligo di accogliere nel proprio territorio su base permanente richiedenti asilo e rifugiati. La Convenzione stabilisce anche che, salvo specifiche eccezioni, i rifugiati non devono essere penalizzati per il loro ingresso o soggiorno illegale. Le sanzioni vietate potrebbero includere l’essere accusati di reati di immigrazione o penali relativi alla richiesta di asilo, o l’essere detenuti arbitrariamente per il solo fatto di aver chiesto asilo.

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Carla Giordano
Carla Giordano
2025-07-31 00:37:14
Numero di risposte : 24
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La Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 sullo status dei rifugiati, successivamente integrata per mezzo di un protocollo aggiuntivo, adottato a New York il 31 gennaio 1967, ha definito la nozione di rifugiato dal punto di vista del diritto internazionale. In base a tale disposizione, per rifugiato si intende la persona che si trova fuori del paese di cui è cittadino, temendo a ragione di essere perseguitata per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, e che non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di quel paese. La Convenzione che regola aspetti specifici della questione dei rifugiati in Africa, adottata nel 1969 dall’Organizzazione per l’unità africana, oggi Unione Africana, e la Convenzione sullo status dei rifugiati negli Stati arabi, adottata dalla Lega degli Stati arabi nel 1994, hanno proposto una definizione di rifugiato più ampia rispetto a quella data dalla Convenzione di Ginevra del 1951. La definizione di rifugiato ha inoltre subito un’estensione sul piano operativo, anche tramite l’azione dell’ACNUR che, fin dalla metà degli anni 1950, ha ampliato il proprio mandato anche a gruppi di persone che varcano una frontiera internazionale in conseguenza di conflitti, o mutamenti radicali di carattere politico, sociale o economico nei loro paesi di origine e che sono sprovvisti della protezione dei propri governi. A partire dagli anni 1990 si è registrato un aumento crescente del numero dei rifugiati che, a causa di guerre civili e persecuzioni etniche e religiose, sono stati costretti ad abbandonare i loro paesi, nelle zone di crisi del Medio Oriente, dell’Asia meridionale e orientale, dell’Africa, dell’America latina e della stessa Europa, soprattutto a seguito delle guerre nelle repubbliche ex iugoslave, cercando asilo nei paesi limitrofi.