Gli Hunza: vivono fino a 150 anni, non conoscono il cancro, e partoriscono a 65 anni.
Il medico di Harvard Alexander Leaf riuscì a raggiungere la zona definendola un «bastione della longevità».
Il medico pubblicò nel 1973 un articolo in merito sul National Geogaphic dal titolo «Every Day Is a Gift When You Are Over 100».
Si tratta di uno dei tanti miti che circolano in Rete da diverso tempo.
Nel suo articolo pubblicato nel 1996, Tierney svela finalmente il “segreto” degli Hunza: «l’assenza di documenti di nascita».
«Gli anziani analfabeti non sapevano quanti anni avevano e tendevano a sovrastimare la loro età di un decennio o due – spiega Tierney -, come ho scoperto confrontando i loro ricordi con eventi storici conosciuti.
Secondo uno studio medico del 1986, l’aspettativa di vita degli abitanti dei villaggi tradizionali isolati era di soli 53 anni per gli uomini e 52 per le donne.
Le persone più sane erano quelle che vivevano in villaggi più moderni vicino a una nuova strada verso il mondo esterno.
Lì i camion trasportavano cibo, vaccini, antibiotici, sale iodato e stufe con camini ventilati.
Vicino a questa strada, l’aspettativa di vita stava aumentando».
Il vero “segreto” della longevità infatti è vivere in Paesi dove esiste un facile accesso all’assistenza medica di base, si osservano le norme igieniche e si controlla la sicurezza di alimenti e materiali.
L’idea che tornare a uno “stato di natura” ci possa restituire delle ancestrali condizioni di salute eccelse è forse la vera leggenda.
A conferma del fatto che gli esseri umani sono tutti uguali, Tierney non fatica a scoprire che nelle zone in cui il popolo Hunza ha accesso al benessere la gente pensa che “si stava bene quando si stava peggio”.