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Cosa fa bene ai malati di Parkinson?

Valentina Benedetti
Valentina Benedetti
2025-11-16 15:29:15
Numero di risposte : 29
0
Attenzione ai farmaci, Fare esercizio fisico, A tavola sì ai carboidrati, no alle proteine, Spazio alla vita sociale.
Mercedes Russo
Mercedes Russo
2025-11-12 04:26:27
Numero di risposte : 29
0
Una corretta alimentazione nel morbo di Parkinson è indispensabile per prevenire la malnutrizione sia per difetto che per eccesso. Una corretta alimentazione nel morbo di Parkinson è fondamentale per favorire l’assorbimento della levodopa, il principale farmaco utilizzato per controllare i sintomi neurologici. E’ indispensabile attuare un programma dietetico per il controllo dei disturbi gastrointestinali e per ottimizzare l’apporto energetico. Per il controllo della disfagia, la consistenza del pasto deve essere modificata per permettere una più facile deglutizione, ridurre le sforzo alla masticazione ed evitare la polmonite ab ingestis. Per la stipsi, l’aumento dell’apporto di fibre aumenta complessivamente la motilità̀ intestinale. È necessario inoltre favorire un adeguato apporto idrico. Deve essere ottimizzato l’apporto calorico. Poiché, l’assunzione di levodopa, con i pasti proteici può̀ ritardare o attenuare la risposta terapeutica, va impostata una dieta con una riduzione e ridistribuzione delle proteine totali, concentrandole nel pasto serale, lontano da levodopa. La dieta mediterranea sembra essere il modello alimentare di scelta.

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Danthon De Santis
Danthon De Santis
2025-10-31 17:17:54
Numero di risposte : 25
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I dolori causati dai sintomi cardinali motori del Parkinson insorgono soprattutto durante le fasi off, e solitamente rispondono bene a un adeguamento tempestivo della terapia. Di regola anche i crampi provocati, soprattutto alle estremità inferiori, da distonie che sovente si manifestano in concomitanza con la diminuzione del livello di dopamina, rispondono bene a un aumento della terapia dopaminergica. Quando si è confrontati a queste sensazioni, a volte classificate come «dolori reumatici », spesso non basta ottimizzare la terapia dopaminergica. Occorre allora fare ricorso a farmaci analgesici classici come il paracetamolo o ad antinfiammatori non steroidei. In aggiunta a ciò, pure la stimolazione cerebrale profonda può produrre una soppressione del dolore nei pazienti con Parkinson. Vanno sempre presi in considerazione esercizi fisici e misure fisioterapiche personalizzate che attivano circuiti dopaminergici e non dopaminergici inibitori del dolore, supportando la terapia antidolorifica.