I nomadi digitali sono persone che conducono la loro vita impegnandosi in un lavoro da remoto, tramite le piattaforme digitali, senza una sede fissa di lavoro e vita.
Ci sono anche programmatori, designer, digital marketer, social media manager ma anche consulenti nei più svariati ambiti.
Non propriamente gente che “se la gode” ma persone che hanno fatto scelte precise di vita.
Quella più affascinante – girare il mondo spostandosi da luogo a luogo molto frequentemente, come nel caso di influencer e blogger – non racconta pienamente la realtà dei nomadi digitali.
Più frequente è il caso di professionisti che si spostano seguendo il flusso del proprio business laddove si creano hub di persone e strutture all’avanguardia per il loro settore professionale.
E laddove si creano anche condizioni vantaggiose dal punto di vista economico: costi bassi per le infrastrutture professionali – co-working e costo della vita -, network di persone in grado di dare valore aggiunto alla propria professionalità, luoghi in cui si creano le occasioni di collaborazione su scala internazionale.
Il primo è quello di creare dei network globali di relazioni.
Relazioni che servono per spostarsi laddove il business si sposta, relazioni che servono per trovare nuovi clienti e incarichi, relazioni che servono per non rimanere isolati e non aggiornati sui nuovi trend.
Il secondo di coltivare con ancor più attenzione i rapporti con i clienti, tenendo conto del fatto che ci sarà sempre un professionista concorrente in grado di assicurare vicinanza e relazione diretta con lo stesso cliente.
Ovviamente la conoscenza almeno dell’inglese, se non almeno di una terza lingua, sono indispensabili per poter gestire tutti gli aspetti pratici del vivere all’estero, spostandosi ogni 6 mesi o 1 anno, dovendo affrontare situazioni anche basiche come l’affitto di un appartamento o spazio di lavoro, le utenze, e così via.