I campi della Serie A di calcio sono un aspetto a cui solitamente non si fa attenzione, perché sono uguali per quasi tutte le squadre del campionato. Ma in alcuni casi particolari le misure variano, e questo può influenzare le dinamiche del gioco, come se ne sono accorti soprattutto gli allenatori. L’uniformità dei campi è effettivamente prevista dal regolamento della Serie A, che dice che il terreno di gioco deve essere rettangolare e avere le misure standard internazionali di 105×68 metri. Fra i diciassette campi di Serie A ce ne sono tre che, per motivi strutturali, misurano 65 metri di larghezza: il Penzo di Venezia, il Picco di La Spezia e la Unipol Domus di Cagliari. A Empoli invece il campo è largo 67 metri, uno in meno della misura standard, perché circondato dalla pista di atletica. Il regolamento però dice anche che, in casi di limitazioni strutturali non eliminabili, è tollerata la riduzione della larghezza sino a un minimo di 65 metri. Con tre metri in meno, il Penzo offre meno spazi soprattutto alle squadre avversarie che preferirebbero far girare il pallone in modo più ampio da una parte all’altra del campo, facendo quello che in gergo viene definito talvolta “addormentare le partite”. Le costringe invece a una maggierra prossimità alla squadra avversaria, e a restare sempre “in partita”, come si dice. I campi inglesi, per esempio, sono generalmente più corti di qualche metro, cosa che favorisce il ritmo di gioco del calcio britannico.